Ex Ospedale Militare R. Riberi, Torino

2003 – 2006

Torino

Studio Pession Associato (Capogruppo) in A.T.P. con arch. Carlo Aymonino, Base Engineering s.r.l., arch. Loredana Dionigio, ing. Giancarlo Gonnet, Impro s.r.l., Tetrastudio Architetti Associati, Studio Associato Orsini, Golder Associates Geoanalysis s.r.l., EL s.r.l Engineering Service, Sintecna s.r.l.

Committente: Agenzia per lo svolgimento dei XX Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006

Prestazione professionale: Progettazione definitiva, esecutiva e Direzione Lavori

Stato della prestazione: Direzione Lavori completata

Importo: € 23.232.223,11                

Superficie:33.143 mq

Edificio sottoposto a tutela ai sensi del d. lgs. 42/2004, “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

XX GIOCHI OLIMPICI INVERNALI TORINO 2006 

Il progetto ha riguardato la trasformazione dell’ospedale militare A. Riberi, risalente ai primi anni del Novecento, in Villaggio Media in occasione dei XX Giochi Olimpici Invernali Torino 2006. L’ospedale si presentava tipologicamente come un sistema a corte aperta rettangolare, costruito attorno alla piazza centrale sistemata a giardino, limitato sui due lati nord e sud da edifici affacciati di testata. Il recupero si è basato su principi di conservazione della concezione originaria e secondo criteri di vincolo espressi dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio del Piemonte.

Al piano terreno della Palazzina di Comando è stata collocata l’accoglienza e, attraverso camminamenti coperti della galleria si è consentito l’accesso ai padiglioni. Una importante scelta progettuale è stata quella di recuperare e rifunzionalizzare come spazi vivibili i piani seminterrati dei padiglioni. La soluzione è stata ottenuta abbassando il livello esterno del terreno con scarpate e contemporaneamente innalzando il piano interno di calpestio dell’edificio. La parte del progetto che si connota maggiormente per il carattere conservativo è quella che riguarda i tre padiglioni destinati in origine al ricovero dei malati infettivi. Questi tre edifici, trattati con la tecnica del restauro filologico, sono quelli che hanno mantenuto più di altri un carattere di autenticità. In essi sono stati conservati alcuni elementi che rappresentano una valida testimonianza di tecnologie costruttive del primo Novecento.